#JuveStabia #Calcio #Riscatto: Un passato che brucia, un presente che pulsa di ambizione. Oggi al “Romeo Menti” si scrive un nuovo capitolo di una storia che ricorda una retrocessione, ma guarda con speranza verso un futuro brillante.
Ci sono partite che non raccontano solo un risultato, ma l’intero canovaccio di un’annata. Fotografie sbiadite che, a guardarle anni dopo, restituiscono ancora quella sensazione di ineluttabilità. Quel martedì pomeriggio di fine marzo della stagione 2013/2014 è una di queste. Il “Romeo Menti” fu teatro dell’ennesimo psicodramma sportivo di una Juve Stabia che stava vivendo un calvario senza fine, una discesa agli inferi lenta e dolorosa. L’1-1 finale contro il Padova non fu un semplice pareggio da archiviare nelle statistiche: fu la certificazione di una condanna.
L’illusione di Doukara, il gelo di Pasquato
La gara si era messa sui binari giusti, quasi a voler smentire il destino. In un clima surreale, teso per una classifica ormai compromessa, Souleymane Doukara aveva acceso la speranza. Un gol di prepotenza fisica, un lampo nel buio che sembrò, per un’ora abbondante, poter regalare una gioia effimera a una tifoseria stremata. Le Vespe, in quel pomeriggio infrasettimanale, diedero l’illusione di poter portare a casa i tre punti, lottando più con i nervi a fior di pelle che con la qualità tecnica.
Tuttavia, come un copione già scritto troppe volte in quel campionato “maledetto”, il secondo tempo portò con sé i fantasmi della rimonta. L’ingresso in campo di Cristian Pasquato cambiò l’inerzia del match. Fu proprio il fantasista veneto, con la sua tecnica superiore, a trovare la zampata del pareggio, gelando il pubblico stabiese e trasformando quel timido entusiasmo in una rassegnata amarezza.
Quella sfida non ebbe la gloria delle cavalcate di Sau o il cinismo letale di Mbakogu. Non ci fu epica, ma solo il sapore acre di un boccone troppo difficile da mandare giù, la sintesi perfetta di una fragilità psicologica che condannò le Vespe alla retrocessione.
Il presente: Abate sulle orme di Braglia
Ma il calcio, si sa, offre sempre un’opportunità di riscatto. Oggi la Juve Stabia vive una realtà diametralmente opposta. Via la rassegnazione, dentro l’ambizione. Un nuovo capitolo di questa sfida sta per essere scritto e il giudice supremo sarà, ancora una volta, il manto erboso del “Romeo Menti”.
Questa volta, però, in panchina siede Ignazio Abate. La sua squadra non scende in campo per sopravvivere alla giornata, ma per imporsi. L’obiettivo delle Vespe è chiaro: studiare e imitare la prima, storica Juve Stabia di Piero Braglia in Serie B. Quella squadra sfrontata, capace di stupire tutti da neopromossa.
Una vittoria contro il Padova oggi non servirebbe solo a vendicare quel triste martedì di marzo del 2014, ma avrebbe un peso specifico enorme sulla classifica. Con i tre punti, i gialloblù potrebbero iniziare a inviare “messaggi WhatsApp” al resto del campionato: notifiche di una salvezza che sarebbe davvero ad un passo, trasformando il finale di stagione da sofferenza a pura opportunità.
Dal fantasma di Pasquato alla fame dei ragazzi di Abate: il Menti è pronto a voltare pagina.
