Un pareggio che esalta il ritorno del Re: la rivincita di un bomber! #Gabrielloni #JuventusStabia #Calcio
C’è un’immagine che, più di ogni altra, resterà scolpita nella memoria dei tifosi gialloblù dopo il pirotecnico pareggio contro il Padova: è il boato del “Romeo Menti” al minuto 27. In quell’istante preciso, quando il pallone ha gonfiato la rete, non si è celebrato un semplice vantaggio momentaneo. Quello che ha fatto tremare gli spalti è stato il grido di liberazione di Alessandro Gabrielloni, l’uomo che ha saputo sconfiggere l’ombra di un lungo infortunio per tornare a essere il sovrano indiscusso dell’area di rigore.
Per capire il peso specifico di quel pallone in rete, bisogna riavvolgere il nastro. Bisogna pensare ai mesi di sofferenza, alle terapie infinite e a quel “lavoro oscuro” svolto lontano dai riflettori, quando la domenica calcistica sembrava un miraggio lontano. Il ritorno di Gabrielloni non è stato una semplice passerella, ma una dichiarazione di intenti.
Il bomber è tornato con una prestazione totale, da leader vero, dimostrando a chiunque avesse dubbi che il suo ruolo nello scacchiere tattico di Ignazio Abate va ben oltre il semplice tabellino dei marcatori. È il polmone, la testa e il cuore della manovra offensiva.
Freddezza glaciale
La partita di Gabrielloni è stata un manuale dell’attaccante moderno. Tutto inizia al 27’, quando entra nell’azione del rigore con un movimento d’astuzia, leggendo lo spazio prima dei difensori veneti e servendo il compagno Mosti che viene atterrato. Poi, il momento della verità. Si presenta dagli undici metri con lo sguardo fisso e una rincorsa sicura. Il tiro è una sentenza: palla in rete, portiere spiazzato e una scarica di adrenalina pura che cancella mesi di attesa. È il primo gol post-infortunio, quello più difficile, quello che sblocca non solo la partita, ma la mente.
L’arte della “Torre”
Ma Gabrielloni non è solo un finalizzatore; è un catalizzatore di gioco. La riprova arriva in apertura di ripresa, al 49’. Su un pallone alto, dove molti avrebbero cercato solo di spizzare, lui svetta più in alto di tutti con imperiosa autorità. Non cerca la porta, ma il compagno: la sua sponda aerea è una “torre” perfetta, un invito a nozze per l’inserimento di Zeroli. È l’assist che permette alla Juve Stabia di volare sul momentaneo 2-0, confermando che il numero 9 sa giocare per la squadra, esaltando le caratteristiche di chi gli sta accanto.
Futuro e Leadership
La prova di Gabrielloni è stata la risposta definitiva a chi dubitava della sua tenuta fisica. Ha lottato come un leone su ogni rinvio sporco, ha fatto salire la squadra nei momenti di difficoltà e ha guidato il pressing con l’intensità di un ragazzino. Quando ha lasciato il posto a Okoro, gli applausi scroscianti del pubblico sono stati il giusto tributo a una prestazione monumentale.
Il 3-3 finale lascia forse un pizzico di amaro in bocca per il risultato, ma regala una dolce certezza: l’intesa tra gli esperti del gruppo e i giovani promette scintille. La connessione con il nuovo arrivato Zeroli e con il talento cristallino di Burnete suggerisce che, con questo Gabrielloni a fare da chioccia e da ariete, la città può e deve sognare in grande.
Il Re è tornato nel suo castello. E non ha intenzione di abdicare.
