In un campo dove il mito si racconta, le Vespe volano: ricordi di due pareggi leggendari! #JuveStabia #Avellino #Calcio #Storia
Esistono stadi che, per una squadra, smettono di essere semplici rettangoli di gioco e diventano veri e propri libri di storia. Per la Juve Stabia, lo stadio dell’Avellino non è solo un campo ostico dove i precedenti spesso sorridono appieno ai padroni di casa; è il teatro dell’incredibile. È il luogo dove le leggi della fisica e le gerarchie del calcio decidono, ogni tanto, di prendersi una vacanza per lasciare spazio al mito gialloblù.
1998: Il Volo di Francesco Bifera
Il capitolo più surreale di questa saga risale al 1998. Un derby teso, vibrante, che sembrava scivolare inesorabilmente verso una sconfitta amara per le Vespe che giocò alcuni minuti della gara in 10 uomini. Fu in quel momento che accadde l’impossibile.
Francesco Bifera, il numero uno che aveva già conquistato Castellammare a suon di parate, decise che il suo contributo non poteva limitarsi alla propria area di rigore. Su un’ultima palla della disperazione, il portiere si proiettò nell’area avversaria: un colpo di testa imperioso che valse il 2-2 finale.
Il “Partenio” ammutolito, il settore ospiti in estasi. Quel gol è rimasto scolpito nel cuore dei tifosi come il simbolo di una Juve Stabia che non muore mai, nobilitando la carriera di un portiere che era già un gigante tra i pali.
2024: La Notte di Grazia di Daniele Mignanelli
La storia, si sa, ama i ricorsi e spesso sceglie lo stesso punteggio per manifestarsi. Anni dopo, la squadra guidata da Guido Pagliuca si presentò ad Avellino con la consapevolezza di chi stava costruendo un capolavoro chiamato Serie B.
Anche in questo caso, il tabellino finale recitò 2-2, ma se nel ’98 l’eroe arrivò dalla porta, nel 2024 il protagonista fu un “pendolino” della fascia: Daniele Mignanelli. Il terzino sinistro visse la sua notte di gloria, firmando una doppietta leggendaria. Due gol pesanti come macigni che permisero alle Vespe di uscire indenni dall’inferno biancoverde: il primo al termine di una bordata dalla distanza che si infilò sotto la traversa; il secondo realizzato su una magica punizione a pochi minuti dalla fine. Quel pareggio diede una spinta decisiva, sia psicologica che di classifica, verso quel ritorno in cadetteria che sarebbe diventato realtà pochi mesi dopo.
Un Unico Filo Conduttore
Due epoche diverse, due squadre differenti, ma un unico DNA: la capacità della Juve Stabia di ribaltare il destino in un terreno che raramente le ha sorriso. Che sia la testa di un portiere o il sinistro di un terzino, il Partenio resta il luogo dove la realtà si piega alla voglia di sognare di Castellammare di Stabia.
