La Juve Stabia in Serie B: tra passato glorioso e speranze future. ⚽️💛💙 #JuveStabia #SerieB #Calcio
La Juve Stabia in Serie B è diventata, e potremmo aggiungere fortunatamente, una splendida abitudine. Un traguardo che non è mai scontato, frutto del lavoro di chi è riuscito nell’impresa di vincere il burrascoso campionato di Serie C, ma altrettanto merito di chi riesce, con le unghie e con i denti, a mantenere la categoria.
Oggi, nel ristorante ideale della storia gialloblù, c’è un tavolo esclusivo. È qui che Ignazio Abate si è seduto, incrociando lo sguardo con Guido Pagliuca, Fabio Caserta e Piero Braglia. Quattro uomini, quattro epoche, ma soprattutto quattro personaggi assolutamente mai banali, a maggior ragione in una piazza calda ed esigente come Castellammare di Stabia.
Il peso del passato: dal prato verde alla panchina
Se ci fermassimo al vissuto sul campo da gioco, le strade sarebbero inevitabilmente diverse. Ignazio Abate porta in dote un bagaglio da calciatore decisamente importante, o forse di più: iniziare la propria carriera nel Napoli e consacrarsi giocando quasi tutta la vita calcistica nel Milan è un lusso che pochissimi possono vantare.
Uno che ha provato comunque il fascino della massima serie da calciatore è stato anche Fabio Caserta. Differenti sono i discorsi sul campo per Braglia e Pagliuca, ma è in panchina che i due toscani hanno costruito il loro regno. Piero Braglia, con un’esperienza incredibile spalmata tra Serie B e Serie C, è ad oggi ancora protagonista assoluto a Pontedera, dimostrando che la carta d’identità è solo un numero e che, sebbene non sia più un ragazzino (senza offesa, mister!), la fame è la stessa del primo giorno.
Fabio Caserta, grazie all’intuizione del Presidente Manniello, ha ripercorso in parte quello che era la storia di Massimo Rastelli: riporre la maglietta gialloblù in una scatola, appendere gli scarpini e prendere subito la lavagnetta sotto il braccio per iniziare un percorso diverso, sempre con le Vespe, che lo ha portato in tre anni prima a centrare i playoff di serie C, poi a vincere il campionato con promozione in B e poi purtroppo a retrocedere l’anno successivo a causa del Covid che condizionò quel campionato.
Guido Pagliuca, invece, si è affacciato da meno tempo nel “grande calcio”. Ha costruito la sua ascesa passando per le esperienze di Lucca, Siena e proprio Castellammare di Stabia, dove ha conquistato una promozione dopo aver vinto il campionato di C e la semifinale Play Off di Serie B. Pagliuca arriva in questa narrazione reduce da una brutta parentesi ad Empoli, che però non cancella quanto di straordinario mostrato prima a Castellammare di Stabia.
Caratteri a confronto: fuoco toscano e ghiaccio rossonero
Il confronto si fa ancora più affascinante quando si analizzano le personalità. Il vulcanico tecnico di Cecina (Pagliuca) si è dimostrato caratterialmente molto simile al suo predecessore toscano (Braglia): sanguigni, diretti, pronti a infiammare l’ambiente e a difendere la squadra a spada tratta. Fabio Caserta, legato alla piazza di Castellammare con ben 8 anni di militanza gialloblù, può essere considerato il classico calabrese testardo e molto suscettibile ma che ha saputo trasferire ai propri ragazzi tutta la sua esperienza di calciatore, essendo, prima dell’arrivo di Abate, uno degli allenatori più giovani che si fossero seduti sulla panchina stabiese.
Rispetto a loro, Ignazio Abate rappresenta un qualcosa di radicalmente differente. È un allenatore giovane e dal carattere più mite e tranquillo, sia nei comportamenti a bordo campo sia davanti ai microfoni della sala stampa. La Città delle Acque rappresenta per lui la seconda vera esperienza da primo allenatore nel calcio dei grandi, dopo la tappa di Terni e, guarda caso, il settore giovanile del suo Milan.
Un filo conduttore colorato di giallo e blu
Quattro allenatori, quattro storie diametralmente opposte, ma unite da una voglia matta di stupire. Il fatto di aver reso grande la Juve Stabia è il vero, grande filo conduttore che li lega indissolubilmente.
-
La Leggenda: Piero Braglia ha scritto la storia di questa società, una storia che sulle gradinate del Menti è già diventata leggenda.
-
L’unione: Fabio Caserta ha sempre dichiarato amore nei confronti di Castellammare che lo accolto quando nessuno gli dava più fiducia (Atalanta) e lo ha sostenuto nei momenti di difficoltà (dopo la scomparsa del suo adorato fratello), tanto è che ancora ha casa a Pompei. È stato il primo allenatore della storia gialloblù a vincere un campionato di Serie C.
-
L’Olimpo: Guido Pagliuca ha compiuto il suo personalissimo viaggio verso Itaca, portando le Vespe fino ai piedi dell’Olimpo con una cavalcata memorabile.
-
Il Porto Sicuro: Ignazio Abate ha preso il timone della nave gialloblù in estate, con l’intento di condurla in maniera brillante in un porto sicuro.
Tuttavia, attenzione: le onde della Serie B sono sempre insidiose, e chissà se un domani, a questo tavolo riservato a pochi eletti, non ci si possa ritrovare per continuare a raccontare un qualcosa di semplicemente fantastico.
La storia deve ancora essere scritta del tutto. L’attuale stagione è ancora viva e potrà regalare ancora gioie ai tifosi gialloblù; il destino è nelle mani di Abate e nei piedi dei calciatori.
