La Juve Stabia e il Double: un’impresa che ha fatto tremare Castellammare! #JuveStabia #Double #GloriaSportiva
Ci sono stagioni che si ricordano per un gol, per una parata o per una singola domenica di gloria. E poi ci sono annate che diventano patrimonio collettivo, pagine indelebili della storia di una città. La stagione 2010-2011 della Juve Stabia appartiene senza dubbio a questa categoria.
Il 19 giugno 2011 resta una data scolpita nella memoria di ogni tifoso gialloblù. Un giorno che a Castellammare di Stabia viene celebrato come una sorta di “Natale estivo”, una ricorrenza capace di evocare emozioni ancora oggi intatte. Ma quella promozione in Serie B, attesa da cinquant’anni, non fu un miracolo improvviso. Fu il coronamento di un percorso straordinario costruito settimana dopo settimana da una squadra che aveva già dimostrato di essere speciale.
Quella Juve Stabia, infatti, non si accontentò della promozione. Vinse tutto ciò che c’era da vincere. Prima la Coppa Italia di Lega Pro conquistata nella doppia finale contro il Carpi, poi la cavalcata trionfale culminata nella vittoria della finale playoff contro l’Atletico Roma. Uno storico “Double” che consegnò le Vespe alla leggenda.
Un’orchestra perfetta
Ripensare a quella squadra significa riascoltare il boato del Romeo Menti, rivivere le domeniche di passione e immaginare una formazione in cui ogni elemento era fondamentale per il successo collettivo.
Tra i pali c’era un giovanissimo Simone Colombi. Aveva il volto di un ragazzo ma il carattere di un veterano. Le sue parate decisive, i riflessi prodigiosi e la capacità di mantenere la calma nei momenti più delicati della stagione rappresentarono una delle certezze assolute di quella squadra. Colombi trasmetteva sicurezza a tutto il reparto difensivo e contribuì in maniera determinante alla costruzione di un gruppo che sembrava non conoscere la paura.
Morris Molinari, il gladiatore delle Vespe
Davanti a lui si ergeva la figura carismatica di Morris Molinari, simbolo di una difesa granitica e leader naturale dello spogliatoio. Forte fisicamente, dominante nel gioco aereo e instancabile nelle chiusure, Molinari incarnava alla perfezione lo spirito combattivo della Juve Stabia.
E come nelle più belle favole calcistiche, il difensore si trasformò anche in uomo decisivo nei momenti cruciali. Nella finale del Flaminio fu proprio lui a sbloccare il risultato con una poderosa staffilata che aprì la strada alla promozione e fece esplodere di gioia migliaia di tifosi stabiesi.
Re Giorgio, il sovrano dell’area di rigore
Se Molinari rappresentava il cuore della squadra, Giorgio Corona era il suo volto più iconico. Per tutti era semplicemente “Re Giorgio”.
L’attaccante siciliano fu molto più di un bomber. Era il punto di riferimento offensivo, il leader capace di caricarsi il peso dell’attacco sulle spalle e di trascinare i compagni nei momenti più difficili. Con la sua esperienza, il suo carisma e la sua straordinaria capacità di segnare gol decisivi, Corona diventò il simbolo di una squadra che non si arrendeva mai.
Fu suo il gol del definitivo 2-0 nella finale contro l’Atletico Roma, la rete che mise il sigillo sulla promozione e diede il via alla festa più grande che Castellammare avesse vissuto negli ultimi decenni.
Mezavilla, Tarantino e gli uomini della battaglia
Quella Juve Stabia, però, non era fatta solo di individualità eccellenti. Era una squadra costruita sull’equilibrio, sul sacrificio e sulla forza del collettivo.
Tra i protagonisti assoluti ci furono anche Adriano Sartorio Mezavilla, instancabile motore del centrocampo, e Nazzareno Tarantino, autentica bandiera gialloblù, capace di incarnare meglio di chiunque altro l’identità e l’orgoglio stabiese.
Ogni giocatore conosceva perfettamente il proprio ruolo. Nessuno si sentiva più importante degli altri. Fu questa la vera forza di quel gruppo.
Piero Braglia, il generale della rinascita
Dietro quel capolavoro sportivo c’era la mano sapiente di Piero Braglia.
L’allenatore toscano riuscì nell’impresa più difficile: trasformare una squadra forte in una squadra vincente. Non si limitò a gestire il talento dei suoi calciatori, ma costruì una mentalità. Creò un gruppo compatto, capace di affrontare ogni avversario senza timori reverenziali.
Braglia seppe proteggere i suoi uomini dalle pressioni, consolidò il legame con l’ambiente e trasmise una filosofia semplice ma efficace: sacrificio, compattezza e fame di vittoria.
Sotto la sua guida, la Juve Stabia divenne una formazione ostica per chiunque, feroce agonisticamente e tremendamente concreta. Una squadra che non mollava mai.
La notte in cui Castellammare si fermò
Quando la sera del 19 giugno 2011 il pullman della squadra arrivò nei pressi del casello autostradale di Castellammare di Stabia, la città era già completamente paralizzata.
Migliaia di persone avevano invaso strade, piazze e cavalcavia per accogliere gli eroi di quella impresa. Fu in quel momento che tutti compresero come quella promozione avesse superato i confini dello sport.
Non era più soltanto una vittoria calcistica. Era diventata il riscatto di un’intera comunità, l’orgoglio di una città che si riconosceva nei valori di sacrificio, passione e appartenenza incarnati da quella squadra.
Un’eredità che non passa
A distanza di anni, il Double conquistato dalla Juve Stabia continua a rappresentare uno dei capitoli più luminosi della storia sportiva stabiese.
I nomi di Colombi, Molinari, Maury, Fabbro, Dicuonzo, Mezavilla, Cazzola, Tarantino, Raimondi, Corona, Mbakogu, e di tutti i protagonisti di quella cavalcata restano impressi nella memoria collettiva. Così come resta indelebile il ricordo di Piero Braglia, il generale che guidò quell’armata verso la gloria.
Perché quella stagione non è soltanto un ricordo. È la prova che a Castellammare di Stabia, quando il talento incontra il cuore e la determinazione si fonde con il senso di appartenenza, anche i sogni più grandi possono diventare realtà. E che una squadra di calcio può trasformarsi, per sempre, in una leggenda.
